Translate

giovedì 23 settembre 2021

Come scegliere e farsi scegliere da un(')editor... e qualche assaggio del NOSTRO romanzo!

Salve!
In questo articolo voglio dare quattro consigli sulla scelta dell'editor che si prenderà cura del tuo testo e dare qualche assaggio del futuro romanzo.

Giovedì scorso lo staff di "Eccellenze della Costiera" presso la galleria commerciale di Piazza Garibaldi ha concesso a me e alla mia cara nuova editor Ida non solo di bere una buona spremuta d'arancia e del caffè all'aperto, ma anche di lavorare sul mio, anzi, sul NOSTRO novel-to-be.
Ho messo "nostro" a caratteri cubitali perché per me un buon lavoro di editing è fatto di professionalità così come di collaborazione, voglia reciproca di mettersi in gioco, sana ironia e, ultimo ma non meno importante, di affinità e voglia di comprendersi e conoscersi un po' di più, al di là del testo.

Trovare un(')editor professionale è cosa buona, giusta e sacrosanta: dopotutto, il fulcro del patto fra chi scrive e chi edita il testo è proprio il testo tout court e si vede quando una persona dedita alla cura e crescita dello stesso - qual è l'editor - svolge bene il proprio lavoro oppure no. L'anno scorso, per esempio, ho acquistato un libricino che era pieno di errori (e non solo ortografici...): in questo caso si percepiva proprio la carenza, se non vera e propria MANCANZA, di un lavoro di editing e, di conseguenza, la scarsa qualità del testo stesso.
Quindi il primo consiglio che do a chi si vuole cimentare in questa meravigliosa "avventura testuale" è scegliere un(')editor che sappia fare il proprio mestiere e non ti faccia sprecare soldi e tempo. In tal senso mi ritengo doppiamente fortunata: ringrazio sia Sara sia Ida perché hanno agito in modo professionale sul futuro romanzo, ognuna secondo il proprio modo di essere e vivere, ognuna secondo i propri tempi, stili e modi di lavorare tramite programmi di videoscrittura. A proposito di stili e metodi, mi permetto di fare un breve parallelismo fra il loro mestiere e il mio: così come un metodo di insegnamento può piacere/essere adatto a una persona ma non a un'altra, così lo stile di un(')editor nel correggere e suggerire può confarsi o meno a un(')autore/autrice. Senza togliere meriti a Sara, trovo che il metodo di Ida nello svolgere il proprio lavoro sia molto vicino al mio nel fare l'insegnante.

Il secondo consiglio che do in merito all'argomento principale di questo post è scegliere una persona che abbia a cuore sia il testo in sé sia la crescita professionale da un lato e (inter)personale dall'altro. Dietro un'opera scritta, infatti, ci sono comunque due persone che meritano di essere trattate con pari empatia, tatto, rispetto e, perché no?, affetto, a prescindere dai contenuti proposti nel testo. Tale rapporto si sviluppa man mano, quindi bisogna selezionare (e farsi selezionare) con calma (da) chi deve prendersi cura del tuo testo (e anche di te).
Un modo per fare questo è sicuramente comunicare e confrontarsi all'interno di gruppi e community inerenti alla scrittura dove ci siano anche editor professionali. Insomma, bisogna prima conoscersi un po', per poi lavorare insieme. Tale lavoro riesce ancora meglio se si instaura un bel rapporto reciproco (come quello che spesso riesco a instaurare con le mie classi) e se ci si può anche vedere da vicino nonostante i reciproci impegni. È chiaro che la vicinanza geografica non costituisce IL presupposto per la perfetta riuscita del testo, ma è comunque una spinta in più, un acceleratore di tempi di produzione, modifica e rifinitura di un'opera.
A proposito di relazione "oltre il testo", sapessi quanto è bello quando l'editor ti conosce bene, al di là di ciò che scrivi, e ha a cuore la tua salute: Ida mi chiede continuamente del pargolo che porto in grembo e trovo questa cosa veramente carina! Quanto è bello anche quando capisce che hai trattenuto la tua penna e quindi col giusto tatto ti sprona a scioglierti nel verbalizzare situazioni annidate dentro te da tempo immemore. Non ci crederai, ma paradossalmente ho avuto più difficoltà a inserire nel romanzo questi e altri elementi autobiografici che esperienze vissute in modo indiretto o mai vissute! Anche in questo caso i suggerimenti delle due editor sono stati molto utili nell'intento, quindi rinnovo i miei ringraziamenti a Sara e soprattutto a Ida. [Ci tengo a precisare che il romanzo NON È la mia autobiografia, ma contiene delle esperienze vissute in prima persona in anni diversi da quelli indicati nel testo. Nell'attesa che esca il romanzo, perché non farti un'idea di alcune di queste esperienze tradotte in forma poetica nella mia raccolta Poesie di periferia?😎]

Come terzo consiglio, scegli un(')editor che ti indirizzi bene anche a livello di post-editing: è importante che ci si ponga domande come "Chi è il target ideale?", "Quali case editrici non a pagamento (no EaP) accettano questo genere di testo?", "Come pubblicizzare l'opera?" e altre.
[Apro una parentesi: do per scontato che unə buonə editor non ti mandi "al macello" presso una casa editrice a pagamento... a meno che non sia tu stessə a voler e poter investire ulteriori soldi - e dico "ulteriori" perché l'investimento nell'editing e nel post-editing è anche economico, non solo emotivo, fisico e mentale.
Per esperienza personale li benedico tutti, questi soldi investiti finora nell'editing, perché, seppur per motivi e con modalità diverse, col contributo di entrambe le editor sta venendo fuori una bella opera.
Inoltre, io provengo - per iella e per fortuna - dalla scuola di pensiero e di azione secondo cui no pain, no gain. A differenza di tante altre persone, infatti, a me non è mai caduto nulla dal cielo, se non folti schiere di Santi e Sante in momenti di forte rabbia, quindi trovo che pagare una casa editrice sia come mettere l'obolo nella cassetta per avere l'anima benedetta, una scorciatoia, un "ti piace vincere facile". Ma è solo la mia opinione, chiaramente. Sentiti liberə di scegliere come pubblicare la tua opera, se in self (in tal caso devi avere una valanga di tempo libero - cosa che io non ho), se tramite No EaP (cosa che farò con questo romanzo) o se tramite case editrici a pagamento.]

Ultimo consiglio, che forse è il più importante: credi in ciò che sei e in ciò che scrivi e vuoi comunicare, senza badare a quante persone ti appoggiano e appoggeranno prima, durante e dopo la pubblicazione... anche perché, come dice un proverbio inglese, "gli amici non ti supporteranno finché gli estranei non inizieranno a celebrarti" (Friends won't start supporting you until strangers start celebrating you!)
(Correggerei questo proverbio con "I FALSI amici", o meglio, "I NON amici", perché le amicizie vere ti supportano sempre e nel mio caso avere Barbara come migliore amica, Doppelgänger e kindred spirit è una delle mie grandi, giganti, GARGANTUESCHE fortune e meriti).
Soprattutto, scegli un(')editor che creda DAVVERO in te e in ciò che intendi pubblicare. Con Ida ho fatto un salto di qualità non indifferente in tal senso e di questo le sono davvero tanto grata: il lavoro di revisione non mi è pesato affatto, anzi, ne sono rimasta molto deliziata e mi sono divertita tantissimo. Inoltre, dato che ho ripreso il testo in mano dopo circa un anno e mezzo di fermo, ho scritto sì alla velocità della luce, come a voler recuperare il tempo "perduto", ma soprattutto con energia ed entusiasmo rinnovati.

Ricapitolando, ecco i miei consigli sulla scelta di un(')editor:
1) scegli un(')editor professionale, perché senza competenze ne risenti non solo tu, ma anche il portafoglio e il testo stesso;
2) Conosci e fatti conoscere in community di scrittura dove siano presenti editor professionali, e scegli (e fatti scegliere) con calma (da) un(')editor con cui ci sia e/o si instauri anche una certa affinità elettiva, come quella che si può instaurare tra docente e discente;
3) scegli un(')editor che si preoccupi anche del post-editing, nonché il metodo di pubblicazione più adatto alla quantità di tempo e soldi che hai a disposizione;
4) scegli un(')editor che creda realmente in te e in ciò che vuoi esporre al mondo. Prima di tutto, però, credi prima tu in ciò che decidi di comunicare, a prescindere dal numero di fan che hai e avrai prima, durante e dopo la pubblicazione.


Adesso lascio la parola a foto e screenshot dell'incontro con Ida e del romanzo stesso.
(Le scritte in celeste sono i suggerimenti e commenti di Ida, in rosa i miei; evidenziate in giallo sono le parti aggiunte durante l'ultima revisione fatta da me in queste ultime settimane).




Dal primo capitolo, "Pareti color fumo":


N.B.: Considera che non prendevo in mano il testo dai primi di maggio 2020, proprio quando avevo aggiunto diversi personaggi e intrecci amorosi nella parte di storia ambientata durante l'anno scolastico 2006/2007: un conto è scrivere in maniera continua (come mi è successo tra il 2016 e i primi mesi del 2018, ossia prima di richiedere la valutazione della prima bozza, e come sta succedendo ora che sono in gravidanza), tutt'altro è potersi dedicare alla scrittura solo durante le vacanze (com'è sempre successo durante le revisioni con e di Sara dal 2018 al 2020). Ci sta che possa sfuggire qualche passo!


Dal capitolo 2, "Il taccuino regalato":


Dal capitolo 4, "Piccole sorprese":


Dal capitolo 5, "Sopravvivere e vivere":


Dal capitolo 6, "Domani sarà un giorno migliore":


Dal capitolo 9, "Il Grande Ufficiale":


Dal capitolo 10, "Spoiler":



Dal capitolo 11, "Nord, Sud, Ovest, Est":



Dal capitolo 12, "Addio":


Dal capitolo 13, "Londra e la fine delle attività didattiche"


E per concludere... una chicca dovuta alla tastiera del mio "nuovo" PC che a volte non funziona bene (sempre dal capitolo 9, "Il Grande Ufficiale")!



martedì 21 settembre 2021

"Come stai?": quante volte e come lo chiedo io

Dopo aver visto "Green Book" con mio marito (un film che STRAconsiglio), diverse sere fa riflettevo sul "come stai?" e soprattutto sul modo e sulle volte in cui viene chiesto.


Personalmente formulo poco questa domanda, prima di tutto perché cerco di intuirlo dallo sguardo, dal tono di voce, dall'espressione del volto e soprattutto dal silenzio.

Secondo, non voglio passare per invadente: per come la vedo io sta alla persona decidere se se la sente di aprirsi nei miei confronti oppure no, se riporre fiducia o no nella mia capacità di ascolto, nella mia empatia e nel mio enorme bagaglio di esperienze, dirette e indirette, soprattutto negative o comunque piene di dolore.

Terzo, se alla quarta-quinta volta a distanza di tempo in cui chiedo "come stai?" non ricevo risposta o a stento cuoricini per messaggio, non insisto perché non supplico per un'apertura che in quel momento o periodo o che da parte di quella persona non vuole esserci. Capisco anche che quando si è all'interno di una situazione difficilmente si trovano le parole adatte a descrivere il proprio stato d'animo e a elaborare l'esperienza, quindi pure per questo non insisto.

[Fa eccezione a questo discorso l'unica volta in cui ho ricevuto improvvisamente - e immeritatamente - ghosting e sono andata in ansia perché pensavo, o meglio, ero stata indotta a pensare, che avessi detto o fatto qualcosa di sbagliato, per poi venire a sapere da terze persone che, per la mezz'ora di visita (alla quale aggiungere un'ora di viaggio A/R) in cui avevo ascoltato la persona mettendo da parte i miei problemi di salute e non, sono passata pure per invadente. Ho ricevuto il cosiddetto "grazie" per essermi preoccupata per una persona cui tenevo davvero, seppur andando successivamente in ansia e chiedendo più volte informazioni sul suo stato, ma questo è un altro discorso che all'epoca mi addolorò molto, anche troppo, che ha a che fare col narcisismo patologico altrui e che non credo sia il caso o valga la pena di approfondire.]

Tornando al modo e alle volte in cui chiedo "come stai?", quando lo faccio è perché ci tengo davvero a sapere come si sente l'altra persona, voglio ascoltarla e, se posso, aiutarla: odio le domande di circostanza e soprattutto gli inciuci e quest'ultima cosa mi rema contro nel posto in cui abito, visto che in paese e in generale nei rapporti umani quasi non si fa altro e ti guardano in modo strano se non entri nel vortice del pettegolezzo. Odio soprattutto ricevere il "come stai?" di circostanza, in particolar modo da chi non si fa sentire per mesi, salvo poi quasi pretendere che io stia lì, subito pronta a scrivere papielli dopo che per mesi cost*i non ha voluto informarsi né farsi vedere - mesi in cui probabilmente ho potuto star male per qualsivoglia motivo, ma non l'ho dato a vedere per non passare per vittima, perché mi rimbocco sempre le maniche, perché raramente mi do per vinta, perché me la sono dovuta quasi sempre cavare da sola, infine per non vedere il mio stato d'animo invalidato e sminuito perché "io c'ho più problemi di te", "c'è chi sta peggio", "non ti devi abbattere" e altre boiate che deresponsabilizzano l'altra persona dal dedicarmi del tempo, mettersi a disposizione per me e ascoltarmi.

Questo mio atteggiamento di chiedere poche volte "come stai?" e di non insistere affinché l'altra persona si apra può passare per menefreghismo per bocca di qualcunə, invece è un lato di me di cui vado fiera, perché è segno che rispetto i confini e i tempi altrui e che sono comunque consapevole della mia capacità di accoglienza e ascolto. I fatti che dimostro e i messaggi che invio, poi, parlano molto chiaro e mi affido ciecamente a questa verità, a prescindere da quanto mi conosca una persona, da quanto essa sappia di poter contare su di me e da quanto le mie intenzioni possano essere fraintese. Tutto il resto è proiezione, scaricabarile, invidia, superbia, orgoglio al negativo, incapacità di gestione della rabbia e tutto ciò con cui la persona deve fare i conti all'interno del proprio sé e non sfogare all'esterno gratuitamente.

giovedì 5 agosto 2021

The making of a song - Come nasce la canzone "Il verso dell'escluso"

Salve!

Ricordate il post sulle novità in materia di scrittura e traduzione?

Vi accennai alla poesia Il verso dell'escluso diventata una canzone che potete ascoltare su Spotify.

Ora vi racconto la storia dietro questo piccolo sogno.

Era il 16 luglio 2011 quando su un foglio A4 ho iniziato a riportare a parole tutte le volte in cui mi sono sentita e mi hanno esclusa da gruppi (in realtà covi) a causa delle mie caratteristiche: amare troppo lo studio, essere ancora vergine, non avere il fidanzato, non fare la vita mondana, non truccarmi come loro e tanto altro.

Era un ruggito di rabbia e amarezza ciò che sentivo dentro ogni volta che mi facevano sentire inferiore, ogni volta che non era mai abbastanza ciò che fossi, facessi o dicessi, ogni volta che avevo palesi prove di disparità di trattamento. Questo ruggito si è poi trasformato in forte necessità di dare una forma ai miei sentimenti. Un po' com'è successo in tante mie poesie, nonché in diverse parti del mio futuro romanzo.

Ho così messo su carta Il verso dell'escluso.


Le due versioni

Questa è la primissima versione:

Il verso dell'escluso

può essere udito ascoltato solo dai pochi

che non lo reputano un rumore fastidioso una dolce melodia.

Per il resto è solo un rumore fastidioso.

È fatto di sorrisi sinceri

quando riesce a sorridere.

È fatto di rancore amarezza

laddove riceve ingratitudine.

È fatto di poche speranze

per verso situazioni che vogliono restare immutate.

È un verso rassegnato deriso vero questo

che non si presta all'ipocrisia alla cecità della gente.

Trasporta il masso come Sisifo

pur sapendo che questa vita non ha senso.

È un verso deriso e schiaffeggiato

ed erra da solo negli angoli bui della Terra.

Penetra nei cuori dei pochi

che vedono in esso se stessi:

esclusi dalle famiglie,

derisi invidiati dalla gente,

presi per deboli.

Vive di sentimenti e sensazioni

e questo solo gli dà la forza

per sopravvivere al finimondo.

Si serve del cuore dei sensibili

per denunciare il male

che sempre meno spazio

lascia concede al bene.


Ecco, invece, la versione definitiva pubblicata su Poesie di periferia:

Il verso dell'escluso

può essere ascoltato solo dai pochi

che lo reputano una dolce melodia,

come il povero suonatore di Grillparzer1

che riteneva il proprio suonare

una musica armoniosa e celestiale.

Per il resto è solo un rumore di troppo,

come in realtà è il suono di quel suo violino.

Il verso dell'escluso è fatto di

sorrisi sinceri

quando riesce a sorridere.

È fatto di amarezza

laddove riceve ingratitudine.

È fatto di poche speranze

verso situazioni che vogliono

restare immutate.

È un verso questo qui

che non si presta alla cecità della gente.

Trasporta il masso come Sisifo2

pur sapendo che questa vita non

ha senso.

È un verso schiaffeggiato

che erra solo negli angoli bui della Terra.

Penetra nei cuori dei pochi

che vedono in esso se stessi:

esclusi dalle famiglie,

invidiati dalla gente,

presi per deboli.

Il verso dell'escluso

vive di sentimenti e sensazioni

e solo queste gli danno la forza

per sopravvivere al finimondo.

Si serve del cuore dei sensibili

per denunciare il male

che sempre meno spazio

concede al bene.


1 Grillparzer, Franz, 1997, Il povero suonatore, Marsilio (3° ed.).

2 Per approfondimenti: http://www.elicriso.it/it/mitologia_ambiente/sisifo/.


Non potevo non inserire un'opera di letteratura tedesca che ho molto apprezzato e che ben descrive la sensazione dell'essere la persona stramba, fuori dagli schemi, non ordinaria e quindi da bandire, deridere, escludere.

Dopo la pubblicazione di Poesie di periferia, la ricerca di un compositore e di un addetto al mixaggio

Dopo aver pubblicato Poesie di periferia ho voluto intraprendere un nuovo sogno: rendere almeno una mia poesia una canzone. Così ho ricercato tramite gruppi FB chi potesse creare uno spartito e ricavarci le melodie adatte a rendere il testo qualcosa di udibile.

In primis si erano proposti tre ragazzi, ma solo Marco Ughetto (Dr. Ones) ha portato avanti la faccenda e ha scelto Il verso dell'escluso. L'ho rassicurato dicendogli di prendersi tutto il tempo a sua disposizione, così ho poi ricevuto via posta lo spartito e il suo CD Tempus Fugit, con in più la raccomandazione di occuparmi della ricerca di chi si occupasse del mixaggio, per limare e pulire la canzone.

Nel frattempo ho depositato l'opera alla SIAE e cercato chi potesse occuparsi del mixaggio. Nel 2018 sono entrata di ruolo all'ISIS Europa e, constatando la presenza di una stazione radio gestita dagli studenti, fra cui un mio alunno, mi si sono brillati gli occhi. Ho quindi proposto a lui e ad altri suoi due amici di occuparsi del mixaggio dietro compenso e ho atteso due anni, senza però ricavarne un nulla di fatto. So' ragazzi, hanno gusti musicali diversi dai tuoi, ho pensato, quindi ho accantonato il mio piccolo sogno, con la speranza di poter un giorno realizzarlo.

Questo matrimonio (e questo mixaggio) s'ha(n) da fare

Arriva l'8 agosto 2020 e io e mio marito partecipiamo con grande piacere al matrimonio di una coppia di amici. Ho parlato con lo sposo di questo mio piccolo sogno e mi ha subito presentato un suo amico, Andrea Cutillo, cui ho affidato lo spartito e il file mp3 di Marco a lui.

Così la poesia è finalmente diventata in toto una canzone, che ho inserito in homepage sul mio blog e che potete sentire anche su Spotify.

Brevi ringraziamenti e breve considerazione su Il verso dell'escluso

Ringrazio Lina e Alessandro (la coppia di sposi) per aver fatto da mediatori e Andrea Cutillo per aver limato e pulito la canzone composta da Marco Ughetto, per la cui pazienza e talento sono immensamente grata.
Sono proprio contenta del fatto che la scelta sia ricaduta proprio su Il verso dell'escluso: dopotutto, è IL manifesto più autentico di ciò che sono stata, sono e sempre sarò, un'outsider. Con la sola differenza che mentre in passato soffrivo del fatto di essere esclusa, visti anche gli ultimissimi episodi ora non ne vado fiera, di più.

martedì 20 luglio 2021

Novità degli ultimi mesi - parte III (relazioni)

Salve!

Eccoci con le novità per me più "evidenti": le relazioni.

Dividerò per sotto argomenti, così da facilitare la lettura di questo post.



Relazioni interpersonali

Grazie al percorso di consapevolezza intrapreso un anno fa con Narcistop, la fondatrice Carolina e la community, ho detto addio, nel più glaciale silenzio, a due relazioni storiche che ritenevo (anche fin troppo) importanti.

Ho insistito anche troppo affinché ci fosse un rapporto paritario, onesto e disinteressato fra me e loro, e fare ciò da sola non mi va più da tempo e ora più che mai.

Sono proprio contenta di devolvere il mio tempo, le mie energie e le mie aspettative a situazioni e relazioni sane, pacifiche, basate sul reciproco rispetto, libere.

Cancellarmi definitivamente da Facebook è stata un'altra boccata d'aria fresca: a esso preferisco dedicare un'ora al dì (e nemmeno) a Instagram e un'altra ora (e nemmeno) a Twitter, da sempre usato per le battaglie per gli #abilitatiTFA, ora diario pubblico di gratitudine.

Relazione intrapersonale

Ebbene sì, da metà maggio ogni giorno riporto in breve su Twitter tre motivi per cui essere grata del giorno precedente. Ci sono poche volte in cui non scrivo immediatamente uno o due motivi, però mi sforzo mentalmente e riesco a ricavarne sempre tre, seppure possano sembrare dei "grazie" banali. Questo esercizio di memoria emotiva mi aiuta ad affrontare le giornate con più positività, ma non di quella tossica e obbligatoria, bensì di quella serena, che non urla, ma che semplicemente è.
Oltre alla gratitudine, una nuova vita sta crescendo dentro me da 4 mesi e 3 giorni.
Nonostante l'assenza di problemi "meccanici", io e mio marito abbiamo affrontato il percorso di PMA omologa (procreazione medicalmente assistita, "omologa" perché i semi uniti sono i nostri, non quelli di donatori o donatrici esterne) e siamo in dolce attesa, precisamente di un maschio. In poche persone scommettevano su questo sesso (mio fratello, mio suocero, mia cognata, il proprietario del locale di fiducia vicino casa, una zia di Mike e una mia collega), infatti è stata una sorpresa doppia per me sapere che loro avevano vinto la scommessa e non tutto il resto delle persone.
Ecco i due video della piccola festicciola organizzata da mia cognata e una mia compagna della comitiva di Salerno e dintorni.



Ho ricevuto e ricevo tanto affetto da studenti e studentesse, colleghi e colleghe, e dalla mia stella polare Barbara, da compagnie, conoscenze e poche parentele. Sono tanto grata di questo.
Tralascio il primo periodo di malattia e astensione a livello burocratico e lavorativo (dico solo che ho avuto la mente occupata dal lavoro fino a metà giugno), tralascio lo spoiler nella cortina dove abita mia suocera già durante i primi mesi (io che avrei voluto renderlo noto di persona a più persone dopo il terzo mese, dato che sono fatti miei fondamentalmente), tralascio il "uh, diventerò zia" da parte di una delle due persone "nocontactate", per poi non raggiungermi nella sua regione a "toccare la panza".
Ciò che conta davvero è che la gravidanza continui a procedere bene. 
La pancia da persona gravida inizia a farsi vedere, e spero e conto di mantenere un giusto peso. Per fortuna ho avuto l'ok del mio ginecologo a usare il tapis roulant e soprattutto a guidare!!! Non ho mai avuto fortissime dipendenze nella mia vita, ma astenermi dalla guida per tre mesi per me è stato atroce, soprattutto visto che dovevo attendere di ottenere l'astensione per poter uscire di casa liberamente!

Credevo che mi sarei dilungata molto sulla questione, invece sono riuscita a riassumere in pochi paragrafi le novità sulle relazioni. Dopotutto, non solo i video e le espressioni sul volto mio e di mio marito dicono tutto, ma preferisco vivere da vicino le relazioni solo con chi ha lo stesso desiderio ed esigenza, ora più che mai. Tutto il resto è no contact o semplice conoscenza.

martedì 13 luglio 2021

Novità degli ultimi mesi - parte II (lettura e insegnamento-apprendimento)

 Salve!

Come già anticipato nel precedente post, stavolta vi parlerò di altri due aspetti toccati da questo sito: la lettura e l'insegnamento-apprendimento.

Lettura

Per quanto riguarda la lettura, essa è andata leggermente a rilento, ma ho quasi terminato la quintina di libri (fra classici e contemporanei), cosicché possa passare ai prossimi cinque libri:

  1. Dietro anime d'inchiostro dell'autore emergente Marco Chiaravalle che ho conosciuto grazie alla presentazione di questo libro al Vomero;
  2. Nathan il Saggio di Gotthold Ephraim Lessing (con testo a fronte). Avevo studiato il contenuto di quest'opera durante il magnifico corso di letteratura tedesca II tenuto dal grande Professore Giovanni Chiarini, ma finora non ho mai letto il libro per intero. Ho un doppio legame con esso: innanzitutto Nathan per me rappresenta la mia parte curiosa, sempre in cerca della verità, che non ne ha alcuna in tasca se non quella acquisita a seguito di esperienze e vicissitudini. Apprendere per me è un continuo Streben e non mi annoia mai. Secondo, questo libro l'ho ricevuto da un contatto FB e Instagram ed esso apparteneva al nonno a lei tanto caro;
  3. Il biondo Eckbert di Ludwig Tieck. Questa in realtà è una rilettura, perché già l'avevo letto durante il suddetto corso di letteratura tedesca II;
  4. Razzismo all'italiana. Cronache di una spia mezzosangue di Marilena Umuhoza Delli. Ho avuto modo di ascoltare quest'autrice emergente durante un webinar cui ho partecipato grazie all'invito di Sara, una ragazza conosciuta al corso di tedesco presso il Goethe-Institut nel 2020;
  5. La svastica sul sole di Philip K. Dick. Eh beh, dopotutto non posso non leggere questo romanzo dopo aver visto la meravigliosa serie TV The Man in the High Castle che ho consigliato in un mio articolo di Idee Malsane.
Dopo questa quintina passerò ad altri libri distopici, il mio genere preferito da adulta.
Intanto sul comodino ho la raccolta di fiabe di Hans Christian Andersen in inglese e prima ancora ho letto in lingua originale Frankenstein di Mary Shelley.


Insegnamento-apprendimento - apprendimento

Partiamo dall'apprendimento, che è l'argomento più breve.
In questo periodo sto imparando:
  1. il cinese;
  2. il gallese;
  3. il punto a croce.

Per quanto riguarda il cinese, trovo sia una lingua affascinante e mi prende tantissimo, tanto da voler sostenere anche l'esame per la certificazione HSK di I e II livello (A1-A2). D'altronde ne parlai già in questo post e ne confermo la bellezza.
Col gallese forse ho finalmente fatto pace, o almeno ho trovato una tregua con questa lingua: in precedenza avevo usato e studiato da un libro compatto, per carità, ma troppo difficile per chi intraprende per la prima volta lo studio del gallese. Il libro che invece sto usando adesso è più semplice, oltre a essere colorato e con piccoli esercizi utili.
Infine, riguardo al punto a croce ho già realizzato un ospite con la lettera R, un asciugamano col mio primo nome e ora è in work in progress un lenzuolo che mi servirà in futuro per ciò che vi annuncerò nel prossimo post.

Insegnamento-apprendimento - insegnamento

Per quanto riguarda l'insegnamento, anche quest'anno c'è stata la DAD, ma rispetto al primissimo lockdown io e le classi l'abbiamo vissuta in modo più rilassato, nonostante abbia fatto un po' di corse per portare a termine tutte le UdA entro metà aprile. Sì, ufficialmente non lavoro in classe né in DAD dal 21 aprile per il motivo che vi spiegherò nel prossimo post incentrato sulle relazioni.
N.B.: Ufficialmente, per l'appunto, perché fino alla fine degli scrutini (metà giugno) sono stata comunque impegnata con varie scartoffie per agevolare il lavoro alle mie due sostitute (sì, e c'era pure il rischio che fossero in tre a sostituirmi! XD)

Aspetto la vostra lettura del terzo e ultimo post sulle novità, incentrato sulle relazioni.